Roma basta un morso per capire se un supplì è fatto come si deve. Da Biskè, lungo via Nomentana, questa icona popolare torna al centro della scena grazie a Giuseppe Todaro, pizzaiolo chef che ha trasformato una ricetta di casa in un gesto preciso, riconoscibile, memorabile.

Il supplì romano, più di un semplice fritto

Nella cucina della capitale, il supplì non si limita a essere una proposta da banco: è un rito collettivo che parla di tavolate, attese e primi assaggi. La forma è quella di una crocchetta di riso fritta, con un cuore di mozzarella che, quando si apre, regala l’effetto più cercato: quel filo filante che ha reso celebre il “telefono”. È un dettaglio che accende subito la memoria, perché non riguarda solo il gusto, ma il modo in cui lo si condivide.

Anche il nome racconta una storia: deriva dal termine francese surprise, “sorpresa”, proprio per quel centro di formaggio che si svela all’improvviso. In questo gioco di contrasti tra crosta croccante e interno morbido si concentra l’essenza di uno street food che, a Roma, è diventato simbolo di convivialità, tramandato e amato da generazioni. Dietro un’apparente semplicità si nasconde un equilibrio delicato, capace di trasformare un gesto quotidiano in un’esperienza sensoriale completa.

La firma di Giuseppe Todaro e l’apprendistato nelle trattorie

Il supplì proposto da Giuseppe Todaro nasce da un confronto diretto con la tradizione romana e da un rispetto rigoroso della ricetta classica. Un percorso maturato negli anni di lavoro nelle trattorie di Trastevere, rione che incarna l’idea di cucina autentica e popolare. È lì che Todaro ha affinato manualità e metodo, imparando a governare i passaggi che contano davvero: i tempi di cottura del riso, la scelta degli ingredienti e la resa finale, senza scorciatoie.

Il risultato è un supplì “al telefono” costruito sull’armonia: la croccantezza esterna deve sostenere, non coprire, mentre l’interno deve restare morbido e filante. Todaro lavora proprio su questa linea sottile, cercando la combinazione corretta tra consistenze e temperature, per arrivare a quel momento in cui la mozzarella si tende e accompagna il primo morso. È una precisione che non ha bisogno di effetti speciali: convince perché riconduce il piatto alla sua forma più vera.

Biskè, un indirizzo dove la tradizione torna protagonista

Dentro Biskè, definito come ristorante, pizzeria e braceria, il supplì non è un contorno marginale: è un piatto di punta che dialoga con il resto dell’offerta. Accanto trovano spazio le pizze artigianali cotte nel forno a legna, le carni alla brace e altri fritti preparati quotidianamente in casa. In questo contesto la proposta di Todaro si inserisce con coerenza, perché porta nel menu un classico capace di parlare a chi cerca sapori netti e familiari.

La sua versione non viene presentata come una reinvenzione, ma come una celebrazione fedele: materie prime selezionate, tecnica consolidata, e la volontà di restituire al palato l’esperienza che ci si aspetta da un grande must romano. È un lavoro che punta alla sostanza, non alla sovrastruttura: il supplì resta riconoscibile, e proprio per questo acquista forza. Quando un piatto non tradisce le attese, può permettersi di emozionare con la sola qualità.

Il richiamo del “telefono” e la sorpresa che resta nel tempo

Nel panorama gastronomico romano, il supplì di Giuseppe Todaro si distingue per la capacità di unire semplicità e qualità in un percorso nitido: un impasto equilibrato, una frittura dorata e leggera, e l’esplosione di sapore nel momento decisivo, quando la mozzarella si stacca e si allunga come un filo. È la stessa sorpresa che ha reso famoso questo piatto sin dall’Ottocento, e che ancora oggi continua a essere cercata con entusiasmo.

Biskè viene raccontato come più di un ristorante: un luogo in cui la tradizione si riscopre e si assapora con passione, fino a trasformare un piatto apparentemente semplice in un motivo di conversazione. In certi sapori c’è una storia che non ha bisogno di essere spiegata: basta sentirla, e qualcosa si muove. Per chi ama la cucina italiana autentica e i piatti che sanno evocare ricordi, questa proposta diventa un passaggio naturale, quasi inevitabile.

Fonte: Sbircia la notizia

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